Erano le 5 del mattino del 30 aprile 1997 quando un gruppo di ribelli hutu entrò nel seminario di Buta in Burundi e, a colpi di mitra e bombe a mano, imposero ai seminaristi di dividersi tra hutu e tutsi, con l’intenzione di salvare i primi e uccidere i secondi. La reazione dei seminaristi  disorienò i ribelli: si opposero a questa divisione, anzi, si abbracciarono stretti. Morirono così, abbracciati, “intrecciati”, 40 seminaristi.

Sono chiamati i martiri della fraternità, i martiri di Buta, e in quel luogo, oggi, sorge uno dei santuari più frequentati della regione. In occasione giornata di Preghiera per i missionari Martiri che ha per tema “Vite Intrecciate” vogliamo raccontare questo terribile episodio attraverso cinque sacerdoti burundesi che lavorano in altrettante parrocchie italiane. Loro c’erano, loro sono dei sopravvissuti a questo massacro.
I ribelli volevano seminare morte, ma invece hanno seminato vita!

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