E’ don Tonino Bello (perché “don” voleva essere chiamato, non “monsignore”), vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e presidente di Pax Christi Italia, uno dei testimoni che Missio ha scelto per comunicare i contenuti dell’Ottobre missionario 2021.

A descrivere chi era questo maestro di pace e nonviolenza – anzi, chi è ancora oggi – sono le parole commosse e appassionate di Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello: «Don Tonino muore (nel 1993, ndr) come ha vissuto la sua vita, circondato da tanta gente, da tante persone che lo hanno cercato. Per tutti noi ha rappresentato un ponte tra terra e cielo. Don Tonino per noi non è morto mai. È un pastore che ancora oggi ci parla: è un testimone e un profeta. Dal suo messaggio, che giunge dritto nel cuore del mondo, i nostri giorni possono essere orientati lungo i sentieri del Vangelo».

Parla così Giancarlo Piccinni, nella video-intervista raccolta da Luci nel Mondo per la Fondazione Missio, diventata uno degli 11 video prodotti per l’animazione dell’Ottobre missionario.

Già negli anni Ottanta, il vescovo di Molfetta parlava di globalizzazione, spiegando che è necessario un respiro globale per agire nel locale: «Pensare globalmente e agire localmente per don Tonino voleva dire pregare con il mappamondo sulle mani», ricorda Piccinni.

L’attenzione agli ultimi era il suo quotidiano, ovunque essi si trovassero: davanti al portone del vescovado o dall’alta parte del mondo. Diceva che è necessario sentire sulla propria carne i lutti dei popoli lontani, definendoli «lutti cittadini, anzi di famiglia». D’altronde, la pace per don Tonino non è mai stata un qualcosa di romantico: «Vivere la pace – ricorda Piccinni – significa avere insonnia anche se al di là del nostro Mediterraneo o agli antipodi del nostro mondo c’è un solo uomo che muore per violenza».

Parole più che attuali, anche dopo 30 anni, pensando alle diseguaglianze tra Nord e Sud del mondo, acuite dalla pandemia che ha smascherato i gangli di un’economia sempre più selvaggia, di «un liberismo che produce differenze che non sono conciliabili con il messaggio del Vangelo che ci vuole tutti fratelli», ricorda il presidente della Fondazione don Tonino Bello.

Negli 11 minuti di video-intervista, sono continui gli stimoli lanciati da Piccinni su quello che il messaggio di don Tonino può insegnare a tutti ancora oggi. Anzi, soprattutto oggi. Un esempio: sul monito evangelico “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”, proclamato nella liturgia di domenica scorsa (Mc 10,2-16), il vescovo di Molfetta metteva in guardia già allora sul fatto che «scindere corpo e spirito, uomo e donna, religione e società significa creare premesse perché nel mondo ci sia divisione e guerra». E ricorda Piccinni: «Quando lui diceva: “Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”, non lo diceva tenendo presente soltanto il legame all’interno della realtà matrimoniale, ma anche tutte queste realtà che purtroppo noi dimentichiamo, diventando quindi soggetti di divisione e di violenza. E le conseguenze di questo nostro modo di affrontare le cose, sono pagate dagli ultimi, dai poveri, da coloro che non contano… Anche per queste realtà don Tonino soffriva dentro di sé».

Le sue medicine per l’anima erano la costruzione della pace e della giustizia e la salvaguardia del Creato, che considerava «tre anelli collegati l’uno all’altro» già più di 30 anni fa. Solo questo basterebbe per definirlo vero profeta, oltre che testimone.

 

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