Don Valerio Bersano, segretario nazionale di Missio Adulti&Famiglie, Missio Consacrati e Missio Ragazzi, ogni mese commenta l’intenzione di preghiera proposta dal papa tramite l’Apostolato della Preghiera, Opera e Fondazione pontificia. La riflessione di don Bersano viene pubblicata in una pagina ad hoc sul mensile “Popoli e Missione”. Volentieri la riportiamo anche qui.
«Preghiamo perché le nazioni procedano a un effettivo disarmo, in particolare al disarmo nucleare, e perché i leader mondiali scelgano la via del dialogo e della diplomazia, anziché la violenza».
Nel 1945, proprio all’indomani delle due guerre mondiali che causarono fra soldati e civili circa cento milioni di morti, gli USA, il Regno Unito, l’Unione Sovietica e la Cina fondarono l’ONU. L’impegno allora sottoscritto esprimeva l’impegno di «salvare le future generazioni dal flagello della guerra […], riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana»: basterebbe questo incipit per comprendere la serietà di questo progetto mondiale. Tuttavia l’appartenenza all’ONU non sembra corrispondere all’impegno e al rispetto degli accordi sottoscritti all’origine (attualmente fanno parte dell’ONU 193 Paesi, chiamati sulla carta a rispettare il diritto internazionale ed evitare conflitti, guerre, divisioni e inevitabili tensioni armate).
Quale impegno occorre mettere in campo nella situazione tesa di questo momento storico? Come deve essere valutata la diplomazia e dunque il dialogo per raggiungere la collaborazione fra Stati? Se rileggiamo la Dichiarazione sul Diritto dei Popoli alla Pace (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 12 novembre 1984), ritroviamo lo stesso proposito iniziale: mantenere la pace e la sicurezza internazionale, eliminando «la guerra dalla vita umana e prevenire catastrofi nucleari» poiché l’assenza di guerra è essenziale per il benessere e il progresso degli Stati e la realizzazione dei diritti umani fondamentali.
Il tema spinoso del disarmo non trova accordi fra i Paesi che si riconoscono nell’ONU, ma viene continuamente tradito da scelte contradditorie, perché se i Paesi si impegnano al riarmo, non ci si prepara alla pace ma al conflitto (chi ha armi le userà prima o poi, chi le produce cercherà di avvantaggiarsi e, anzi, proporrà di aggiornare i propri arsenali per prepararsi ad una eventuale difesa). L’impegno internazionale sulla carta pare chiaro, ma nella realtà manca la volontà politica di lavorare per il bene dell’intera umanità. La politica deve prendere le distanze da personalismi e ideologismi, ed avere una visione differente, per considerare “vero progresso” ogni sforzo che promuove la vita e ne salvaguardia il valore, difendendo i più fragili. La nostra scelta di essere uomini e donne di pace (espressa nel primo giorno dell’anno civile) deve promuovere il dialogo ed il valore della persona, di ogni persona, il cui valore è superiore a tutto il Creato.