Tra incontri densi di significato, testimonianze emozionanti e aperitivi missionari all’aperto, prosegue la kermesse di Missio Giovani a Misano Adriatico, arricchita dall’esperienza dei tanti seminaristi.

Ha toccato il cuore, durante uno degli incontri del pomeriggio, la storia di Emmanuel Wabike, seminarista tra i padri comboniani, originario di Goma nel nord Kivu e attualmente in Italia.

“Vengo da un Paese in guerra, la Repubblica Democratica del Congo, e da una città ancora occupata dal movimento armato M23.

I miei genitori sono ancora lì in Congo, io sono da 7 mesi in Italia e la mia vocazione tra i comboniani mi ha portato prima in Benin, poi in Italia e da missionario, forse, partirò per l’Africa, per essere vicino a chi soffre.

Il Congo è uno dei Paesi più massacrati per la presenza del coltan e cobalto.

Da noi l’agricoltura sta sparendo perché le miniere, saccheggiate dai movimenti armati rendono più delle coltivazioni”.

Gli under 30 intervenuti al Convegno, grazie anche ad interventi come quello di suor Chiara Cavazza, stanno assaporando momenti di forte intensità che certamente ispireranno le loro vite anche al rientro.

“Il presente ci dice che siamo chiamati a stare in quella storia che non abbiamo scelto, è uno stare con concretezza, corporeita’ e relazione.

E tuttavia talvolta rischiamo di affogarci dentro”, ha detto suor Chiara ai giovani.

Pertanto va trovata quella misura che consente una visione di ampio raggio.

“Ragazzi non abbiate paura di dire sì e di donarvi: la vita è una, donatela!”, li ha spronati ieri Alex Zappala‘, direttore del Cmd di Pordenone, e animatore di lunga data dei giovani.

“Questo non significa perderla la vostra vita ma condividerla.

Poiché c’è un altro modo di spenderla”.

Ed è “il kairos, il tempo non scandito dalle lancette ma dalla pienezza di senso”.

Che sia “il tempo del lutto o della danza”, il tempo per piangere o per ridere, come indicato dal Libro biblico del Qoelet, in ogni caso sarà ben speso se sarà un tempo di relazione.

“Se tu ci sei o no, la differenza gli altri la sentono, eccome”, ha detto Zappalà ai giovani, spronandoli a sentirsi essenziali e imprescindibili nel mondo.

Con le parole di Giacomo Crespi e sua moglie Silvia (con i due bimbi), nella tavola rotonda del mattino, è entrato nel vivo anche il racconto missionario dei fidei donum laici in America Latina.

La coppia ha infatti vissuto per sei anni a Pucallpa, nella parte più occidentale della foresta amazzonica del Perú, dove si è occupata di un centro giovanile legato alla parrocchia.

Per i giovani tutte le testimonianze proposte sono un invito ad uscire dal “tempo del fare” e della performance ad ogni costo, per entrare nella dimensione della relazione.

“Insieme è più bello, osa!” è lo sprone di Zappalà e di tutti i relatori che in questi giorni si alternano sul palco.

Con la messa delle 12 del 3 maggio il Convegno si chiude ma resterà il segno.