Sono già tre i pozzi che Missio ha contribuito a realizzare, grazie alla vendita delle borracce con il logo della Fondazione. Dopo quelli di Bafatà e di Buba in Guinea Bissau, è stata la volta di Makifu in Tanzania.

Don Salvatore Ricceri, fidei donum di Catania, dalla parrocchia di Kitanewa-Mapogoro racconta a “Popoli e Missione” quanto sia preziosa l’acqua per la comunità locale.

Qui un estratto dell’articolo uscito sul numero di luglio/agosto del mensile della Fondazione Missio.

 

Makifu è uno degli otto villaggi che compongono la parrocchia di Kitanewa-Mapogoro, nella diocesi di Iringa (Tanzania). Qui è stato costruito un pozzo per estrarre acqua, alla cui realizzazione ha contribuito anche Missio grazie alla vendita delle borracce con il logo della Fondazione.

La sorgente è stata individuata vicino alla scuola secondaria costruita con il sostegno della parrocchia, tramite le offerte di molti benefattori, e poi affidata alla Stato. Un edificio scolastico senz’acqua è davvero difficile da mandare avanti: prima della realizzazione del pozzo, per sopperire al fabbisogno idrico gli studenti erano costretti a percorrere un chilometro per arrivare al torrente e attingere l’acqua con i secchi. Oggi una fontana nel cortile offre condizioni di vita quotidiana più dignitose e garantisce lo svolgimento delle lezioni con maggiore regolarità.

Baba (“padre”, “don”, in swahili) Salvatore racconta che il pozzo serve alla scuola secondaria, che è un college a tutti gli effetti, ma anche al villaggio vicino: «Gli edifici scolastici – spiega – vengono costruiti sempre a qualche chilometro dai centri abitati, per garantire agli studenti la tranquillità e la concentrazione necessarie a studiare; ma capita spesso che dal villaggio vicino arrivino mamme o ragazzi ad attingere l’acqua al pozzo della scuola. D’altronde, la povertà unisce: se arriva qualcuno a rifornirsi, nessuno dice di no. Anzi, è il benvenuto. E poi i recipienti utilizzati sono di 10 litri, una piccola quantità che qui, però, dura una settimana. In Africa l’acqua è oro, la gente lo sa e si comporta di conseguenza: c’è in tutti un’attenzione innata».

Il pozzo di Makifu dà sostentamento ai ragazzi e non solo, perché la sopravvivenza di tutti sta nell’acqua.

«Ovunque c’è un torrente, lì si sviluppa un villaggio. In Italia invece – dice baba Salvatore – sono le strade a definire la posizione dei paesi e delle città. Nelle zone rurali africane, dove non esistono condutture idriche, bisogna sempre andare al torrente per attingere l’acqua, ognuno secondo le proprie forze, con il secchio in testa. Tutti noi dovremmo ringraziare il Signore anche per avere l’acqua in casa, che esce dal rubinetto. Qui, quando c’è la piena del torrente, vi si attinge, ma quando le piogge scarseggiano occorre scavare nei letti dei fiumi finché non si vede affiorare l’acqua dalle pozze. Ecco, le famiglie vanno a prendere l’acqua nei torrenti… Ma come farebbero centinaia di studenti di una scuola ad andare a scavare il letto del torrente? Il pozzo risulta davvero indispensabile».

L’acqua è una benedizione: quella che sgorga da uno scavo, quella di una fonte, quella piovana. La gente lo sa bene, anche perché conosce la fatica necessaria per procurarsela.

«Il giorno in cui è stato ultimato il pozzo nel cortile della scuola, gli studenti erano meravigliati, sbalorditi: appena è sgorgata, si sono levate grida di felicità. Prima stavano timidi a guardare, chiedendosi se fosse vero o meno. Poi l’esplosione di gioia incredula», racconta il missionario. Che prosegue:

«L’acqua è vita. Lo si trova scritto anche sulle etichette delle bottiglie che si comprano, insieme ad altre espressioni come “L’acqua è pura”. Non è mai troppo ribadirlo. Qui zero sprechi: nella stessa bacinella intere famiglie, compresi gli ospiti, si lavano le mani prima di mangiare, perché l’acqua, anche se usata o sporca, è troppo preziosa».

Qui la pagina relativa al microprogetto sostenuto.