Monsignor Scalabrini verrà canonizzato il 9 ottobre prossimo, durante il mese missionario.

La Fondazione Missio pubblica volentieri il testo che segue, come approfondimento sulla figura del vescovo “con la missione nel cuore”, certa che possa essere di aiuto e stimolo nella riflessione di gruppi, singoli e comunità in vista dell’Ottobre missionario.

Ringraziamo padre Graziano Battistella, postulatore generale della Causa per la canonizzazione del beato Giovanni Scalabrini, autore del testo.

 

SCALABRINI, UN VESCOVO MISSIONARIO

Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), vescovo di Piacenza e Fondatore dei Missionari e delle Missionarie di San Carlo Borromeo, aveva la missione nel cuore. Dopo l’ordinazione chiese di entrare nel PIME, ma il suo vescovo non glielo permise: “Le tue Indie sono l’Italia”.

Da prete a Como e da Vescovo a Piacenza mise l’evangelizzazione e la catechesi al centro del suo ministero. Non solo si dedicò indefessamente all’organizzazione della catechesi, attraverso scuole apposite per la formazione dei catechisti, ma fondò una rivista dedicata alla catechesi e organizzò il primo congresso catechistico nazionale.

Anche la sua attività sociale era motivata dall’evangelizzazione. Già nella prima e seconda lettera pastorale faceva un accenno alla triste situazione dei sordomuti e nel 1880 scrisse una lettera pastorale dedicata non alla loro assistenza, ma alla loro istruzione. Nell’ottica di Scalabrini, ristabilire la comunicazione della parola era indispensabile per entrare in comunicazione con la Parola di Dio. Per loro fondò un istituto, poi affidato alle religiose di S. Anna.

La stessa logica lo portò a interessarsi dei migranti. Si commuove di fronte alla loro condizione sociale, al pensiero dei pericoli e delle difficoltà che li attendono. Ma ancor di più si commuove al pensiero che incontreranno grandi difficoltà nella loro vita di fede. Le lettere dei migranti (“ci mandi un prete perché qui si vive e si muore come le bestie”) lo fanno arrossire come cittadino e come prete. Per questo interessò al problema Propaganda Fide, raccomandando che, oltre alla diffusione della fede, si attivasse per la conservazione della fede tra gli emigrati.

La missione tra i migranti è vera missione perché la Chiesa ha la possibilità di vedere attuata la funzione di radunare i figli di Dio dispersi. Per la missione con i migranti fonda due istituti religiosi e uno laico.

Considera l’essere missionario una predilezione, e rimpiange di non essere potuto partire come missionario. “Stringendo al cuore la croce d’oro del Vescovo dolcemente mi lamento quasi con Gesù che mi abbia negata un dì la croce di legno del Missionario”.

In realtà, fu anche missionario quando andò a trovare i migranti e i missionari prima negli Stati Uniti nel 1901 e poi in Brasile e in Argentina nel 1904. Attraversò gli Stati Uniti e il Sud America celebrando, predicando, somministrando il sacramento della cresima, dando corsi di esercizi spirituali. “In ferrovia ho compiuto più di 9000 miglia” diceva a un giornale di Piacenza dopo il suo ritorno dagli Stati Uniti.

I suoi missionari erano inviati ai migranti italiani. Allo stesso tempo, seppe allargare il suo orizzonte, arrivando a includere, seppur per breve tempo, anche una missione tra gli indigeni in Brasile.

Nel suo ultimo scritto ricordava al papa Pio X che la missione tra i migranti era missione di tutta la Chiesa e che la Chiesa doveva farsi carico della missione con tutti i migranti. Scalabrini aveva un cuore missionario che, come scrisse Benedetto XV, lo spinse a cercare nuovo gregge tra i migranti lontani.

Padre Graziano Battistella, postulatore generale