In ogni numero di “Popoli e Missione”, all’interno dell’Inserto PUM, a firma della nostra collaboratrice Loredana Brigante viene pubblicato un articolo che presenta un Centro missionario diocesano. Volentieri lo rilanciamo anche sul sito di Missio, certi che possa essere un’occasione di conoscenza vicendevole e uno stimolo di confronto per tutti i Centri missionari delle varie diocesi d’Italia. Questa nuova “Finestra sulle diocesi” accompagna nel Centro missionario diocesano di Asti.

Don Luigi Binello, direttore del Centro missionario diocesano (Cmd) di Asti, è stato fidei donum in Mato Grosso nella diocesi di Campo Grande.

Quei 10 anni in Brasile, dal 1992, gli hanno dato la misura di una Chiesa che deve aprirsi per essere tale: «E’ la missione a renderla viva ed è l’annuncio di Gesù e del Vangelo a differenziarci dagli altri. Non basta guardare all’interno delle proprie diocesi, ma occorre aprire le finestre al resto del mondo».

La sua nomina a direttore è del 2002. «Ho 66 anni; praticamente, sono cresciuto e invecchiato con il Cmd, che ha bisogno di un ricambio, anzi di una nuova motivazione, perché i tempi sono cambiati e non ci sono più i numeri di una volta».

La diocesi di Asti, infatti, come il resto della Chiesa italiana, deve fare i conti con il calo delle vocazioni. «La nostra è una piccola realtà, non abbiamo istituti missionari e, su una settantina di preti, quelli giovani sono appena dieci. Uno è stato ordinato lo scorso anno e per almeno cinque, sei anni non ci saranno altre ordinazioni sacerdotali».

Don Binello tiene, però, a sottolineare che il suo «non è un tono da fine corsa, ma un sano realismo che spinge tutti a rinnovarsi». Si promuovono già iniziative mirate a sensibilizzare i fedeli alla missione, come gli incontri on line con i missionari nel periodo invernale o le varie Giornate tramite le quali si cerca di raggiungere tutti o le partenze estive dei giovani in missione. «Belle esperienze col rischio che restino momenti episodici».

Il secondo intento, poi, è orientare la diocesi ad un percorso sinodale: «C’è una certa resistenza, ma noi lavoriamo molto bene con Migrantes, Caritas, Pastorale giovanile e della salute».

Una nota che fa ben sperare è l’accompagnamento del vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro che, oltre ad essere stato per 13 anni fidei donum in Kenya per la diocesi di Torino, è anche il delegato regionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese del Piemonte. Infine, un altro aspetto rilevante è l’arrivo di diversi sacerdoti da fuori (congolesi o indiani, dal Kerala), espressione di un nuovo panorama missionario. «Bisogna ripartire dai tre pilastri fondamentali (formazione, informazione e collaborazione), per fare sì che la “Chiesa in uscita” non sia solo quella alla fine della Messa».