Papa Francesco nel discorso Urbi et Orbi di Pasqua  2020 ha ricordato, tra le altre,  la situazione di Cabo Delgado. Cosa succede in questa regione del nord del Mozambico? Ne abbiamo parlato direttamente con il vescovo di Pemba, dom Luiz Fernando Lisboa, passionista, la diocesi alla quale appartiene la regione di Cabo Delgado.  La zona è al nord del paese, confina con la Tanzania, da sempre  abbandonata, senza una presenza  strutturata dello stato, ed è una zona ricchissima di materie prime, una delle più ricche del paese: diamanti, minerali, oro, gas.. Cosa succede? Dalla fine del 2017 sono iniziati attacchi  di rivoltosi senza nome e senza volto, organizzatissimi, armati fino ai denti, con perfetta conoscenza del territorio.  Attacchi violentissimi, prima a villaggi remoti, poi a situazioni sempre più strutturate. Arrivano e se ne vanno indisturbati,  distruggendo o saccheggiando tutto quello che trovano: chiese, edifici pubblici, case di privati. Uccidono persone con una efferatezza mai vista da queste parti. Qualcuno parla di estremismo islamico, ma il mondo musulmano compatto condanna senza mezzi termini gli attacchi. Si fanno anche altri scenari: guerra tra poteri economici internazionali per il controllo delle miniere, lavoratori che hanno perso il lavoro e si danno al saccheggio, scontro politico tutto interno al governo mozambicano. Comunque sia due anni di violenza feroce ha prodotto 200 mila sfollati e un migliaio di morti. Senza che il governo mozambicano, con l’esercito o la polizia,  sia riuscito a catturare un solo terrorista!

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