Il suo incontro con l’Africa, e con il Mozambico in particolare, è stato forte e fecondo: suor Eleonora Reboldi, consacrata nel 1994 ed entrata tra le missionarie comboniane negli anni d’oro della pacificazione mozambicana, racconta al Comigi i suoi primi passi in missione.
“Erano gli anni successivi all’accordo di pace del 1992 tra Renamo e Frelimo, in Mozambico – ricorda nel suo intervento – siamo state accompagnate da suor Maria De Coppi nel gustare la missione come fosse un andare nelle comunità”.
Erano gli anni della speranza e della rinascita, dell’incontro nei villaggi “dove si andava per restare anche 3 o 4 giorni gustando la condivisione, adagiati su una stuoia per dormire e nel cuore il desiderio di vivere quella che Papa Francesco avrebbe chiamato missione “in uscita”.
Questa la vita delle comboniane come ce la racconta la suora che, il 6 settembre 2022, avrebbe visto morire, in un attacco armato jihadista a Chipene, diocesi di Nampula, la sua consorella Maria.
Tanto che oggi suor Eleonora afferma: “da Alfredo Fiorini e Maria De Coppi ho imparato che il dare la vita è parte della nostra vocazione, che io ho liberamente accolto”.
Durante i suoi 60 anni di missione Maria, che diceva ‘il popolo del Lurio è entrato nel mio cuore’, è stata appassionata della parola di Dio.
Il rischio è che con il tempo se ne perda il sapore”, e invece suor De Coppi lo ha mantenuto vivo nel corso dei decenni.
“Ho cercato di tuffarmi dentro questo mondo, il mondo della donna”, scriveva suor Maria De Coppi.
“E la passione per la condivisione del Vangelo con le ragazze, in missione, me la sono portata dentro anche io”, le fa eco oggi suor Reboldi.
Fino al 2022, quando la missione di Chipene è stata sconvolta e parzialmente distrutta dai terroristi di Cabo Delgado:
“e pensare che in quei giorni, prima dell’attacco alla chiesa avevamo vissuto un momento di incontro interreligioso molto bello.
Superare quell’esperienza tragica di Chipene non è stato facile per nessuno. La nostra missione è stata distrutta”.
La consapevolezza di suor Eleonora oggi è che “se facciamo questa scelta missionaria sappiamo già, fin dall’inizio che il rischio di perdere la nostra vita lo dobbiamo mettere in conto”.
Nell’intervento successivo al suo, nel corso del Convegno Missionario Giovani e Seminaristi a Misano Adriatico, don Giuseppe Pizzoli nel tracciare la sintesi degli interventi precedenti, ha detto ai ragazzi:
“dobbiamo imparare a setacciare quei ricordi che vale la pena portarci dietro.
Come faccio a scoprire la mia vocazione? Noi siamo come formichine, Dio ci osserva e ogni tanto lancia dei sassolini sul nostro cammino, costringendoci a deviare e aggiustare il percorso”. 
Secondo don Pizzoli: “noi non possiamo prestabilire la nostra vita, ma la vita si crea giorno dopo giorno.
Dio mette un sassolino a destra, uno a sinistra e ci aiuta ad individuare la strada.
Lasciamoci guidare da lui”.
Il direttore della Fondazione Missio ha chiesto ai giovani: “quale parola vorreste mettere in cassaforte? Quali parole vi portate dietro dopo questi incontri?”.
Le risposte sono arrivate abbondanti dal pubblico: “qualsiasi cosa Dio fa, dura per sempre”, ha detto qualcuno.
“Dall’errore può nascere un cammino nuovo, c’è un tempo per errare”, è la risposta di qualcun altro.
E ancora: “Il tempo non si riempie, si abita”.
“Missione è lasciarsi incontrare da Dio, dalla realtà”.