«La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un’ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesu Cristo».

Un impegno concreto, un “gioco di squadra” dinamico: questa è la missione secondo Leone XIV come emerge dal suo primo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2026 – che quest’anno arriva alla sua centesima edizione – intitolato “Uno in Cristo, uniti nella missione”.

Lo slogan richiama il suo motto “Nell’unico Cristo siamo uno”, indicando quanto fondamentale sia per lui e per la Chiesa tutta «l’impegno della missione, declinato in questo testo in molte delle sue valenze. Questa sua sottolineatura dell’unità, della comunione, come antidoto alla disgregazione, mette in evidenza la sua spiritualità e sostiene la comunione all’interno della Chiesa, sostiene che l’unità è già una testimonianza missionaria», commenta don Giuseppe Pizzoli, direttore della Fondazione Missio.

La prima responsabilità della Chiesa è mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri, perché si legge nel documento «la missione evangelizzatrice richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione» sia all’interno delle comunità religiose che nell’impegno «ecumenico con tutte le Chiese cristiane».

Papa Leone sottolinea anche «il ruolo delle Pontificie Opere Missionarie (Pom) e il loro carisma di tessere comunione tra le Chiese – spiega don Pizzoli -. Le Pom sono una rete universale che crea unità, comunione tra le Chiese, diventa una “cassa comune” in cui tutti si sostengono, si aiutano, si uniscono soprattutto nell’impegno della Giornata Missionaria Mondiale. Servono a creare uno spirito di famiglia tra tutte le comunità cristiane, tra quelle dei Paesi ricchi, e quelle dei Paesi poveri, tra quelle di antica tradizione, e quelle di recente evangelizzazione. D’altronde il papa conosce bene l’impegno delle Pom essendo stato anche lui missionario, e avendo vissuto in prima persona l’importanza della solidarietà universale delle Pom».

In effetti papa Leone in un ampio passaggio del documento ringrazia «le Pontificie Opere Missionarie per il servizio alla cooperazione missionaria, sperimentato con riconoscenza già durante il mio ministero in Peru. Queste Opere – Propagazione della Fede, Infanzia Missionaria, San Pietro Apostolo e Unione Missionaria – continuano ad alimentare e formare la coscienza missionaria dei fedeli, dai piccoli ai grandi, e a promuovere una rete di preghiera e carità che collega le comunità del mondo intero».

Dopo avere ricordato l’Opera del beato Paolo Manna, fondatore della Pum, il pontefice si sofferma sulla figura della «fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, la beata Pauline Marie Jaricot, ideatrice 200 anni fa del Rosario Vivente, che raduna ancora oggi tantissimi fedeli in gruppi a distanza per pregare» e sottolinea il ruolo dell’Opera della Propagazione della Fede, nell’istituzione, grazie a Pio XI, della Giornata Missionaria Mondiale nel 1926. Una Giornata fondamentale per l’aiuto alle giovani Chiese, ricorda il Messaggio: «Le quattro Opere nell’insieme e ciascuna nella sua specificità, svolgono tuttora un ruolo prezioso per tutta la Chiesa. Esse sono un segno vivo dell’unita e della comunione missionaria ecclesiale. Invito tutti a collaborare con esse con spirito di gratitudine».