Aprile 2018, dopo aver sorvolato le Bermuda atterriamo ad Haiti. L’impatto è forte, la città (Port Au Prince) è ancora piena di detriti e macerie del terremoto del 2010. Arriviamo a Tabarre presso la casa NPH (Nuestros Pequeños Hermanos, l’associazione creata da Padre William B. Wasson). La casa è recintata con muro e filo spinato e all’ingresso, al cancello, ci sono due guardie armate. La prima sera sentiamo echi di spari in lontananza, la città già povera e stremata dopo il terremoto e i frequenti tifoni, è ridotta ad essere solo l’ombra di se stessa.  La mattina seguente ci rechiamo a Messa presso la cappella dell’ospedale Pediatrico (unico dell’isola) di NPH, il Saint Damien, gestito da Padre Rick Frechette (ordine dei Passionisti).

Quasi giornalmente si svolgono i funerali dei bambini, bambini che vengono accompagnati dai genitori in ospedale e che moriranno soli poiché le famiglie non avendo soldi per poter restare fanno ritorno a casa e non potranno in caso di complicazioni mediche esserci al funerale del loro figlio… è come se lo lasciassero nelle mani degli Angeli (medici, infermieri, preti) che stanno presso la struttura sperando di salvargli la vita. La mattina seguente, un medico ci dice che quella notte una bambina è stata abbandonata all’entrata del cancello dell’ospedale, è macrocefala, ma di salute è sana; viene portata presso la casa di accoglienza per i bambini orfani in una stanza speciale dove sono trattati i neonati con complicazioni. Le giornate seguenti sono un susseguirsi abbastanza simile e ugualmente inteso di gesti ripetuti: Messa con annesso funerale, visita alle attività che NPH ha creato: scuola, orfanotrofio, centro di riabilitazione, panetteria, pastificio, macelleria ecc.

Vista dall’alto è come una città nella città, totalmente autosufficiente e in grado di dare sostegno dalla nascita in poi a centinaia di bambini. A vedere Port au Prince quasi si stenta a credere che lì ci possa essere un pezzo di Paradiso.

Sembra quasi scontato, ma le parole più belle del mio racconto sono ovviamente per Padre Rick, una persona che appena si vede si potrebbe scambiare tranquillamente per un marine: anfibi, pantaloni cachi con tasconi, t-shirt verde, tutto in 1 metro e 80 con spalle larghe… è il Soldato di Dio. In una giornata può passare in poche ore da una sala dell’ospedale (è un prete medico) ad essere in mezzo alle strade di Port Au Prince a raccogliere i morti che vengono lasciati per le strade, all’indossare la tunica e guidare la sua moto per un’ora fino ad una sorta campo santo, una terra arida che svetta sul bellissimo mare caraibico, dove i suoi aiutanti seppelliscono (fossa per fossa)  i corpi , perché il compito di un cristiano è dare degna sepoltura e non gettare i corpi in fosse comuni come fossero merce di scarto.

Il tornare a casa ti lascia un profondo senso di sconforto un senso di vuoto e di fame d’aria, che solo un’altra esperienza di volontariato potrà saziare.

Qui il link del video fatto da me durante l’esperienza https://www.youtube.com/watch?v=aAFGNKGBoT4&t=78s

 

Enzo, Haiti