A volte ci giungono drammatiche notizie dall’altra parte del mondo, come catastrofi naturali, gravi incidenti, distruzioni. Proviamo pietà, anche dolore, ma subito ce ne dimentichiamo. È inevitabile, perché non essendo coinvolti direttamente, veniamo assorbiti nuovamente dagli affari “di casa nostra”.
Ma quanto accaduto il 15 agosto scorso, alle 5.58 ora locale, nell’isola di Flores (Indonesia), è qualcosa che – seppure lontano – ci riguarda. E forse non lo sappiamo…
Riguarda – nello specifico – il Segretariato italiano della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo (Pospa), che sostiene il Seminario di Ritapiret.
Riguarda i tanti benefattori che hanno stabilito un filo diretto di fraternità con gli studenti che lo abitano. Perché il terremoto distruttivo che poco più di un mese fa ha colpito questa zona, ha avuto pesanti conseguenze anche sulla comunità del Seminario maggiore interdiocesano di San Pietro.
Le notizie che riportiamo ci giungono dal rettore, don Guidelbertus Tanga, arrivate in risposta ad una lettera di sostegno e vicinanza inviatagli dal direttore generale di Missio, don Giuseppe Pizzoli.
Don Tanga ha definito il terremoto di magnitudo 7,7 come il più forte evento sismico nella regione dal 1992 (quando la magnitudo arrivò a 7,8) a cui hanno fatto seguito 8.330 scosse di assestamento con magnitudo compresa tra 5,0 e 6,2.
Un sisma di una tale intensità ha causato notevoli conseguenze anche sugli edifici del Seminario: «Purtroppo – scrive il rettore – le strutture gravemente danneggiate sono elementi essenziali per l’intero processo di formazione. Tra questi, il dormitorio per i seminaristi del quarto e quinto anno (che hanno completato il tirocinio pastorale), la cappella dell’anno propedeutico, l’auditorium principale e diversi altri edifici».
Ciò ha comportato conseguenze anche sullo svolgimento delle attività di formazione: i seminaristi sono costretti a dormire all’aperto in tende temporanee di emergenza, ma molti studenti si sono ammalati a causa dell’esposizione al freddo notturno. Anche le attività accademiche nel campus sono state interrotte, in attesa dell’autorizzazione ufficiale che confermi la sicurezza degli edifici.
Purtroppo la comunità del Seminario di Ritapiret ha subito anche un terribile lutto: «Uno dei nostri seminaristi, Leonardus Novrianto Waku, studente del primo anno proveniente dalla diocesi di Labuan Bajo, è deceduto dopo aver tentato di gettarsi dal terzo piano del dormitorio per salvarsi. Tutti – racconta il rettore – erano in preda al panico per il forte terremoto, e lui ha deciso di saltare. Quel giorno segnava il ritorno dei seminaristi a Ritapiret dopo le vacanze. Leonardus ha perso conoscenza dopo la caduta, a causa di un grave trauma cranico. Nonostante le cure mediche ricevute per tre giorni, purtroppo è deceduto il 18 agosto 2026».
Il rettore prosegue nel suo racconto dicendosi «profondamento grato per il sostegno ricevuto dal governo, che ha fornito aiuti di emergenza, tra cui tende, coperte, materassini, generi alimentari di prima necessità e acqua potabile». Ma anche molte «persone di buon cuore ci hanno offerto il loro aiuto – aggiunge don Tanga – fornendo materiale medico per i malati e piccoli sostegni finanziari per le nostre necessità immediate».
Non è ancora possibile prevedere quando le attività di formazione del Seminario torneranno a pieno regime: le scosse di assestamento sono ancora in corso e la situazione rimane pericolosa.
Tutti ci uniamo alla preghiera per il seminarista Leonardus Novrianto Waku, che ha perso la vita senza riuscire a consacrarsi al Signore, e affidiamo a Dio l’intera comunità del Seminario di Ritapiret affinché questo periodo di difficoltà passi presto e il percorso formativo possa riprendere con normalità.
Qui un’accurata documentazione fotografica dei danni subiti dalle strutture del Seminario e della precaria situazione in cui gli studenti si trovano a vivere da oltre un mese: Earthquake photo document in Ritapiret