In ogni numero di “Popoli e Missione”, all’interno dell’Inserto PUM, a firma della nostra collaboratrice Loredana Brigante viene pubblicato un articolo che presenta un Centro missionario diocesano (Cmd). Volentieri lo rilanciamo anche qui, certi che possa essere un’occasione di conoscenza vicendevole e uno stimolo di confronto per tutti i Centri missionari delle varie diocesi d’Italia. Questa nuova “Finestra sulle diocesi” accompagna nel Centro missionario diocesano di Pordenone.

 

Riunisce due anime – quella veneta e quella friulana – la diocesi di Concordia-Pordenone, ed è ciò che il direttore del Centro missionario definisce «una bella mescolanza». Alex Zappalà, classe 1984, originario di Mascalucia (CT), già segretario nazionale di Missio Giovani ed ex segretario particolare di monsignor Pellegrini, è stato chiamato alla guida del Cmd nel luglio 2020. Da allora, insieme ad un’équipe operativa di 20 giovani e ad una consulta, sperimenta la ricchezza di lavorare su confini territoriali. «Ci sono due gruppi storici, uno a Pordenone e l’altro a Concordia, che io chiamo “i due polmoni missionari della diocesi” – dice -. A questi, si aggiunge una tradizione di cooperazione missionaria che ha portato sacerdoti e laici fidei donum in Africa e in America Latina.

«La prima missione è stata aperta in Kenya, nella diocesi di Nyeri, negli anni Settanta; tra i diversi avvicendamenti, un sacerdote con 50 anni di presenza». Chiusa questa, dal 2000 al 2010, è stata la volta di Esmeraldas, in Ecuador.

«Nel 2016 abbiamo ereditato dai Comboniani la parrocchia di Chipene, nella diocesi di Nacala, in Mozambico. Con il rientro di don Lorenzo Barro, l’esperienza si è conclusa nel dicembre 2025, poiché l’assalto terrorista del 2022 ha reso difficile un ricambio». Ma già si guarda altrove – forse, in Bolivia – perché, come ama ripetere il vescovo monsignor Giuseppe Pellegrini, “la Chiesa o è missionaria o non è Chiesa”».

E proprio alla luce di questo, «l’impegno del Cmd negli ultimi cinque anni è stato rivitalizzare forti esperienze del passato». Una tra queste, trentennale, è il PEM, un percorso di educazione alla mondialità per i giovani che desiderano partire in estate a cui, al rientro, vengono proposti due anni di rilettura. Ad agosto, vivranno invece un’esperienza in Tanzania i 20 membri del neonato gruppo di Missio Adulti e Famiglie. «È un lavoro lento, perché il Centro missionario non è un’agenzia viaggi, ma ti prepara ad uno stile». L’altra sfida riguarda il modo di concepire, vivere e proporre la missione. «Non la si può più pensare come una raccolta fondi o un gruppetto di appassionati e slegati dall’ordinarietà. Servono parrocchie missionarie, dove tutti siano corresponsabili e lavorino insieme». E per «passare dalla logica dei numeri a quella delle relazioni, ci vuole tempo».