In ogni numero di “Popoli e Missione”, all’interno dell’Inserto PUM, a firma della nostra collaboratrice Loredana Brigante viene pubblicato un articolo che presenta un Centro missionario diocesano. Volentieri lo rilanciamo anche qui, certi che possa essere un’occasione di conoscenza vicendevole e uno stimolo di confronto per tutti i Centri missionari delle varie diocesi d’Italia. Questa nuova “Finestra sulle diocesi” accompagna nel Centro missionario diocesano di Cremona.

«In passato, avrei detto che missione è portare il Vangelo; oggi, sarebbe importante far capire che Gesù è presente nelle persone, soprattutto in quelle più fragili». È la sfida di don Umberto Zanaboni, classe 1975, direttore del Centro missionario diocesano di Cremona dal 2022, che «in questa società fuori di testa» crede fermamente «che il prossimo vada curato, amato, rispettato». Per questa ragione, uno dei suoi impegni (e sogni) è rispondere a quella sensibilità alla mondialità manifestata da tanti giovani, anche atei. Intanto, per le esperienze missionarie estive, ne ha accompagnati diversi, «dopo un percorso di formazione che vede insieme il Centro missionario diocesano e le Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento». La meta principale, oltre al Camerun, è Salvador de Bahia, la missione divenuta ufficialmente diocesana sei anni fa, con l’incoraggiamento del vescovo e la partenza di don Davide Ferretti. «In realtà, prima di lui c’è stato per 11 anni un altro nostro prete diocesano, di Comunione e Liberazione; la missione è nata con loro», spiega don Umberto, che è anche incaricato diocesano per la pastorale delle migrazioni. «Ed oggi, dopo il rientro dei nostri fidei donum, è stata riconsegnata alla Chiesa brasiliana, anche se continuiamo a sostenere alcuni progetti». Ciò che si vuole trasmettere è un’attenzione missionaria costante, a prescindere dalle difficoltà. «Ecco perché stiamo lavorando alla formazione di un’équipe del Cmd». Nelle parrocchie, si fa fatica. «Nonostante gli sforzi di sacerdoti e catechisti, infatti, la capacità di fare comunità viene meno e i giovani, dopo un po’, spariscono». Tuttavia, si continua a seminare e «qualcosa di buono la facciamo respirare», dice il direttore, riferendosi ai diversi incontri-testimonianza o alle esperienze di volontariato con i disabili della parrocchia o a contatto con i detenuti. «A Cremona, c’è la Casa Circondariale da cui io e don Paolo Arienti abbiamo ottenuto dei permessi per chi è a fine pena. Così, pulire l’oratorio o tagliare l’erba diventano occasioni di incontro con il mondo fuori dal carcere». Piccoli gesti per cambiare il mondo, perché come scriveva don Primo Mazzolari, della cui causa di beatificazione don Umberto è vice-postulatore, «è finito il tempo di fare lo spettatore sotto il pretesto che si è onesti cristiani».