<<Missione e fraternità sono due cardini costitutivi della Chiesa: sono due pilastri alla base del dialogo, della sinodalità, legati dalla scelta preferenziale per i poveri. La missione si realizza veramente quando gli ultimi, gli esclusi, i più bisognosi sono al primo posto>>. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve e già presidente della Cei, ha aperto il suo intervento, introducendo il tema della terza delle Giornate di formazione e spiritualità missionaria, in corso ad Assisi presso la Domus Pacis a santa Maria degli Angeli. La Chiesa con le braccia aperte non è uno slogan ma una realtà che vive nei missionari <<chiamati a trovare la grandezza dell’uomo nella fame, nella sete, nel bisogno di giustizia dei popoli – ha detto il cardinal Bassetti -. Il fratello non è colui che ci somiglia ma è il prossimo in tutte le sue molteplici facce. In questo tempo complesso bisogna evitare contrapposizioni identitarie e superare una visione omologante della missione. Negare l’umanità dell’altro finisce per portare a negare Dio dell’altro>>. Bisogna cercare sempre la via del dialogo via maestra della missione: <<non si può pretendere di parlare di Dio se non lo cerchiamo nel volto degli altri. Fraternità e missione sono i criteri fondanti della vera dinamicità missionaria. La missione annuncia il tempo della resurrezione e della speranza che non delude. La missione non ha fretta, ha bisogno di tempo, pazienza, umiltà>>.

Fraternità e dialogo: i martiri di Tibhirine

Un esempio di fraternità incarnata nel contesto del dialogo con l’islam è la figura di Christian de Chergè (1937-1996) priore della comunità monastica di Tibhirine in Algeria, uno dei sette martiri di un agguato, raccontata dal Saveriano padre Paolo Tovo. <<Se fosse vivo Christian avrebbe quasi 90 anni – ha detto, testimoniando la radicale modernità del suo pensiero -. Fin da piccolo ha vissuto in Algeria, dove ha imparato a conoscere la spiritualità dei musulmani>>. Già seminarista, Christian durante un rastrellamento viene salvato da un agguato da un amico musulmano che per questo viene ucciso e di lui scrive che << La preghiera e l’amicizia di un musulmano mi hanno portato a Gesù>>. Diventato monaco, raggiunge la comunità trappista di Tibhrine per essere<<presenza di Chiesa orante in mezzo alla preghiera dell’Islam. Quando diventa priore orienta la vita dei confratelli alla convivenza quotidiana con la popolazione del villaggio, dalla cooperativa agricola, al monastero con le porte aperte ai visitatori, fino all’offerta di una sala come moschea, in modo che le preghiere cristiane e quelle musulmane diventassero una sola voce verso Dio, nel dialogo tra gli uomini e le religioni.

San Francesco e la fraternità

E chi meglio di san Francesco, qui nella sua città, può incarnare la forza della fraternità tra gli uomini e con Dio? Ne ha parlato fra Marco Vianelli, Ministro provinciale della provincia serafica di Umbria e Sardegna dei Frati Minori sottolineando che <<Francesco incarna la sua relazione personale con Dio nella relazione fraterna con la comunità, fatta di fratelli, tutti con lo stesso Padre. Ognuno con virtù che arricchiscono e caratterizzano la comunità. La fratellanza è uno stile con cui si vive l’incontro con l’altro e nel suo testamento spirituale Francesco dice <<il Signore mi donò dei fratelli>>, che sono <<minori e sottomessi ad ogni creatura>>. L’insegnamento del Poverello di Assisi è ancora una testimonianza viva, radicale, attualissima dei significati e della forza della fraternità vissuta sull’esempio di Cristo.