Seconda Giornata di formazione e spiritualità missionaria ad Assisi dedicata all’approfondimento teologico dello slogan della Giornata Missionaria Mondiale del prossimo 18 ottobre “Uno in Cristo, uniti nella missione”. Dopo la lectio divina del biblista Luca Moscatelli, la teologa Lucia Vantini, docente presso lo Studio Teologico San Zeno di Verona, ha parlato di “Unità in Cristo: comunione cristologica”, vissuta in una <<una situazione storica come questa, particolarmente bisognosa di fraternità e di spiritualità>> in cui <<l’unità appare un miraggio per gente illusa e la proposta cristiana non attira quasi più nessuno>>. Ma quando il mondo si chiude, Dio è vicino e continua a prendersi cura della storia e questa <<è la chiave di lettura per una missione che non chiede eroismo, ma abbandono a una forza che attrae per poi spingere lontano, nelle periferie del mondo. Al margine della storia, per prendersi cura di tutte le vite crocifisse>>.

Sandra Mazzolini, già decano della facoltà di Missiologia e professore ordinario di Ecclesiologia presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, ha approfondito il tema dell’unità dei credenti tra fraternità, distorsioni e comunione tra le Chiese, nel rispetto delle culture, delle localizzazioni territoriali, delle legittime differenze. Una nuova inculturazione è al centro del dialogo tra le Chiese locali <<favorendo al contempo la comunicazione fra le legittime differenze nell’espressione della fede e della vita cristiana all’interno della Chiesa universale>>. Rileggere le relazioni fra le Chiese nell’ottica della fraternità, valorizzando l’identità di ogni Chiesa locale, determina << il riconoscimento della legittima pluralità, ma anche di una salutare decentralizzazione. La pluralità non si contrappone all’unità ecclesiale che presuppone l’integrazione delle differenze in un paradigma comunionale e fraterno>>. La fraternità è inclusione, rispetto, bussola di dialogo, di missione e cooperazione tra le Chiese, in una dinamica plurale basata su relazioni di eguaglianza.

Lo testimoniano le esperienze di missionari e missionarie laici e religiosi che hanno portato le loro esperienze in vari continenti nella tavola rotonda moderata dal giornalista Paolo Annechini. Nel 50esimo anniversario della morte dei martiri argentini e del vescovo, monsignor Enrique Angelelli (a cui è dedicato un documentario di Luci nel mondo), don Alberto Forconi ha ricordato l’Argentina degli anni della dittatura in cui don Angelelli è vissuto ed è stato ucciso. Don Mario Moriconi ha sottolineato l’attualità della figura del vescovo di cui era amico, parlando del coraggio e della generosità di Enrique, pastore vicino al popolo e uomo di grande fede.

Nell’Argentina di oggi, don Davide Ferretti, parroco a Salvador Bahia ha raccontato la missione in favela cercando di dare ai giovani e alle famiglie la dignità di vivere una vita con valori umani e progetti per il futuro; accanto a lui, Gloria Manfredini, ha preso una aspettativa di un anno per affiancare come volontaria gli operatori della parrocchia e gli insegnanti dei bambini. Anna Medeossi, consacrata in Algeria, nei 30 anni dalla morte dei martiri e del vescovo di Orano, monsignor Pierre Claverie, ha parlato della sua esperienza come rettrice del Santuario Notre Dame de Santa Cruz frequentato soprattutto da musulmani, si sta occupando del restauro degli affreschi, con una squadra di artiste algerine, accoglie la piccolissima comunità cattolica, e cura molto la dimensione della preghiera, perché il Santuario sia veramente la casa di Dio, dove respirare la pace. <<Sto cercando nuove strade per vivere il Vangelo – ha detto Anna -. In Algeria la fraternità e la missione si vivono insieme ai musulmani, con loro condividiamo valori profondi. Il nostro vescovo ha detto: “questa è una Chiesa di cristiani e di musulmani”. La nostra è una missione cum gentes. La visita di papa Leone ha dato grande fierezza e gioia alla gente>>.