Il fenomeno delle spose-bambine non è affatto scomparso né in Africa, né altrove. Ma ciò che racconta in questa testimonianza padre Celso Corbioli, missionario OMI, fa sperare per il meglio. E la storia a lieto fine fa onore alle istituzioni della Guinea Bissau.

 

In un villaggio della Guinea Bissau dove abitavo qualche anno fa, un giorno le suore mi dissero che una ragazza del villaggio, Lucia, era andata da loro piangendo, perché il papà le aveva detto che avrebbe dovuto sposare un uomo che lei neppure conosceva e con cui il padre aveva già preso accordi. La ragazza aveva poco più di 15 anni e l’uomo che doveva sposare era molto più vecchio di lei e aveva già altre mogli.

Andai a parlare con il papà, che conoscevo bene. Mi disse che ormai era stato deciso e che non poteva cambiare idea.

Cominciai a pensare: non era possibile lasciar perdere! Era un tempo molto critico per la Guinea (vendette politiche, imprigionamenti arbitrari, ecc.) per cui era difficile fidarsi delle autorità civili. Chiesi consiglio a chi si occupa di queste situazioni e mi consigliarono di andare a parlare con una giudice dei diritti dei minori. Aveva il suo ufficio al Ministero della Giustizia. Andai subito.

La giudice ascoltò attentamente la storia di Lucia. Alla fine mi disse: «In Guinea esistono delle leggi e noi siamo qui per farle rispettare. Il fatto è che molti non lo sanno e, anche se lo sapessero, hanno paura delle gravi ritorsioni che ne potrebbero scaturire dai propri familiari o dalla gente del villaggio». Poi aggiunse che, per risolvere la cosa, sarei dovuto tornare con la ragazzina e con un suo documento di identità: sarebbe bastato anche un documento della scuola, purché vi fosse scritta la sua età.

Tornato al villaggio, mandai a chiamare Lucia e le chiesi: «Saresti disposta a venire con me in tribunale a raccontare la tua storia alla giudice?». «Sim, N’misti (cioè: Sì, lo voglio)», mi rispose subito. Con poco più di 15 anni, dimostrava già un grande coraggio!

La giudice ascoltò attentamente il racconto di Lucia, facendole delle domande specifiche e le promise che l’avrebbe aiutata a uscire da questo incubo, ma perché tutto avesse forza di legge, la ragazza sarebbe dovuta ritornare con il padre, al quale sarebbe stato chiesto di firmare una dichiarazione in cui lasciava libera la figlia di completare i suoi studi e di sposarsi quando e con chi voleva. A questo punto Lucia rispose: «Mio papà non accetterà mai. Se sa che sono stata qui, mi ammazza!». «Non ti preoccupare. Tuo papà non saprà mai che tu sei stata qui. Lascia fare a noi», rispose la giudice.

La settimana seguente tornai in tribunale. La giudice aveva già preparato la lettera di comparizione per padre e figlia. Chiese ad una sua assistente di accompagnarmi al villaggio. Lucia era stata già istruita: al momento della consegna del messaggio, avrebbe dovuto far finta di non sapere niente. Così accadde. Nella lettera non c’erano dettagli, per cui il padre non si insospettì.

Quando i due si presentarono in tribunale, la giudice fece al papà le domande di rito sulla figlia, ma alla domanda sull’età il padre mentì dicendo che era maggiorenne. «Strano, qui c’è scritto 15 anni», replicò la giudice. E poi aggiunse: «E’ vero che la vuoi dare in sposa a qualcuno?». Alla risposta affermativa del padre, gli fu fatto notare che era contro la legge: «Non si può forzare una figlia minorenne a sposarsi. Lo sai che rischi la prigione?».

«No, non lo sapevo. Ma voi come fate a sapere tutte queste cose?», rispose il padre.

«Noi sappiamo tutto, noi abbiamo antenne dappertutto!» fu la replica.

L’uomo allora cominciò a spaventarsi. L’idea di finire in prigione non gli andava proprio.

Lucia con il diploma del liceo

«Se non vuoi finire in prigione, devi firmare una lettera in cui dichiari che lasci libera tua figlia di proseguire i suoi studi e poi di sposarsi quando vuole e con chi vuole». Il padre non avrebbe certo voluto firmare quella dichiarazione, ma il timore di andare in prigione lo convinse a farlo senza pensarci troppo. La giudice aggiunse: «Se per caso tu cambiassi idea, sarà sufficiente una telefonata di Lucia per mandare la polizia e farti mettere in prigione».

Gli anni sono passati. Lucia, terminata la scuola, ha cominciato a frequentare l’università per diventare infermiera. Nel frattempo, si è sposata con chi ha voluto ed ha avuto una bambina.

All’inizio il padre non voleva saperne, ma con il tempo si è riconciliato con tutti.

La giudice ci aiutò in seguito a risolvere altri casi simili a questo.

Credo che non dobbiamo aver paura di impegnarci in prima persona per far trionfare la giustizia, specie verso i più deboli, anche se questo richiede tempo, fatica e costanza.

Padre Celso Corbioli, missionario OMI in Guinea Bissau

(nella foto in alto: padre Celso, Lucia e la sua nuova famiglia)