È sempre difficile prendere in mano un documento ecclesiale. L’occhio corre subito avanti – di solito, gli aspetti più concreti sono alla fine – e scatta la curiosità di notare non quello che c’è, ma quanto, secondo chi legge, manca nel testo. Credo che la nota pastorale “Rigenerati per una speranza viva (1 Pt 1,1¬3): testimoni del ‘grande sì’ di Dio all’uomo” non si sottragga neppure al senso di fastidio con cui spesso vengono accolti i documenti della Chiesa all’interno della stessa comunità cristiana, come cioè una ondata di carta che (quasi) non lascia traccia nel vissuto concreto. Se mi fermo a sottolineare i rischi – e i pregiudizi – connessi alla abbondante pubblicazione di documenti magisteriali, a diversi livelli e gradi, non è per mettere le mani avanti, ma per collocare nella giusta prospettiva un testo che, per forza di cose, si presenta sotto il segno del limite e della parzialità. È una caratteristica, questa, che potrebbe però essere anche una risorsa, come riconosceva il cardinal Dionigi Tettamanzi nel presentare la versione provvisoria del testo all’Assemblea generale della Cei nel maggio scorso: “La Nota non si prefigge l’obiettivo di presentare tutto ciò che è emerso nei vari momenti del Convegno. Si tratta di una vastissima mole di indicazioni, stimoli, proposte. A questo serviranno piuttosto gli Atti, di cui è imminente la pubblicazione. La mancanza di completezza del nostro testo può essere vista come un limite, ma anche come un punto di forza. Ciò che è importante è che esso contenga l’essenziale dell’esperienza fatta a Verona; quegli elementi capaci di mettere in moto e rigenerare la testimonianza dei credenti e la vita pastorale delle nostre comunità. La finalità è riconsegnare il “messaggio” e il “metodo” di Verona alle Chiese particolari, favorendo la convergenza di tutti sulle linee di fondo che emergono dal Convegno e rilanciando l’impegno di riflessione e di discernimento”. Nella stessa linea vanno i ripetuti riferimenti alla soggettività “delle Chiese particolari, in vista delle scelte operative che ciascuna di esse è chiamata a compiere” (presentazione di mons. Bagnasco). Oltre alla parzialità di questo testo, possiamo mettere in luce, a mo’ di introduzione generale al discorso, altre tre caratteristiche generali che aiutano a comprenderlo meglio: . il linguaggio e lo stile: la nota è pervasa da un afflato positivo e propositivo. . il continuo riferimento al magistero del Papa, che esplicita come la Chiesa italiana si collochi decisamente nella scia del pontificato di Benedetto XVI. A Verona il Santo Padre ha coniugato i due grandi assi del suo ministero: la centralità dell’agape di Dio e il rapporto tra ragione e fede.

– la chiave di lettura dell’intera nota. Il Convegno si è mosso attorno a questa domanda: come rinvigorire la speranza dei credenti e la missione che da essa è generata per la vita del mondo? La nota risponde indicando tre vie, alle quali sono dedicati tre capitoli del documento, e che troviamo riassunte al n. 4. Esse sono:

– il primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa, che ha il suo centro nell’annuncio di Gesù risorto, fonte della speranza cristiana, perché è proprio la risurrezione a costituire la “grande mutazione” che genera un’immagine nuova dell’uomo (capitolo secondo);

– la testimonianza del “grande sì di Dio all’uomo”, che ci porta a dire la “eccedenza cristiana” dentro le forme culturali dell’esperienza umana, soprattutto quelle originarie che costituiscono la trama di fondo della nostra umanità (capitolo terzo);

– il rinnovamento della pastorale attorno all’unità della persona, all’attenzione per la vita, alla comunione e all’integrazione fra le diverse vocazioni, le molteplici soggettività ecclesiali, le dimensioni fondamentali della vita cristiana (capitolo quarto).

La prospettiva di fondo sono gli orientamenti pastorali del decennio in corso: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Tutto va letto in questa dimensione. “L’ ‘agenda pastorale’ – sono ancora parole del card. Tettamanzi – non è cambiata da quella che abbiamo consegnato alle nostre Chiese all’inizio del nuovo millennio, ed è su quelle ‘decisioni di fondo’ che deve proseguire la verifica e l’impegno ad accordare tutte le voci e gli strumenti”.

Intervento alla Commissione presbiterale italiana Roma, 27 settembre 2007

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