| L’esperienza del Collegio Missionario Internazionale San Giuseppe a Roma si avvia al suo epilogo, dopo 30 anni di intensa attività con giovani catechisti provenienti da tutto il mondo. La formazione dei laici però non si ferma: proseguirà nei contesti d’origine, grazie alla ricchezza accumulata nel corso del tempo.
Questi uomini e queste donne preparatissimi <<saranno a servizio delle conferenze episcopali locali, in Africa, tanto quanto nei paesi dell’America Latina e dell’Oceania, preziosi per l’elaborazione dei catechismi nazionali e collaboratori unici in ambito ecclesiale>>, spiega a Missio news padre Roberto Villa, missionario oblato di Maria Immacolata, rettore della scuola. Saranno a loro volta formatori di altri formatori per arricchire le pietre vive delle giovani Chiese africane o sudamericane.
Il catechista è in un certo qual modo un missionario in quanto “testimone” e <<perno di una piccola comunità ecclesiale>>, spiega il sacerdote. Tanto più lo sono i laici del collegio romano di Propaganda Fide, (giovani tra i 24 e i 33 anni inviati dai loro rispettivi vescovi, selezionati tra chi già ha una preparazione specifica), perché godono di un’esperienza integrale della persona in una comunità mista, internazionale.
Una volta tornati in patria diventano veri e propri operatori di pace con il grande valore aggiunto della conoscenza dottrinale e teologica. Per essere anche portatori di una seconda evangelizzazione: la presenza del catechista ad gentes è importante quanto quella del sacerdote. Padre Roberto precisa di aver accolto con <<grande rammarico>> la decisione dei superiori di sospendere l’esperienza nella sede ‘romana’ del Collegio, ma di nutrire anche particolare <<fiducia nel fatto che queste persone abbiano l’idoneità giusta per riproporre gli insegnamenti ricevuti nei loro contesti>> sociali ed umani.
Nel corso dei 30 anni di attività la scuola (padre Villa preferisce chiamarla <<casa e scuola di comunione>>) è diventata laboratorio multietnico e multiculturale di convivenza, per dare opportunità ai laici e ai religiosi che venivano da Paesi lontani, di sperimentare non soltanto la dottrina, ma la vita quotidiana fatta di confronto, scambio di storie umane e incontri nella sede apostolica per respirare l’aria dell’universalità della Chiesa. La ricchezza, prosegue padre Villa, sta nell’esser riusciti a dare corpo e anima <<ad una convivenza arricchente e non sempre facile, che consentisse di toccare con mano la diversità>>. Il collegio fu voluto dal Cardinale Agnelo Rossi, Prefetto di Propaganda Fide, e dal Segretario del Dicastero, l’allora Arcivescovo Simon Lourdusamy, che facendosi interpreti del Decreto conciliare Ad Gentes istituirono il 9 settembre 1979 il Collegio Mater Ecclesiae.
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