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Concluso a Gallipoli il Seminario internazionale

Mediterraneo regione liquida

 

Città e porti del Mediterraneo riconoscono nella comune eredità culturale i segni di un dialogo da trasformare progetti. Che le migrazioni siano al centro di questo disegno è emerso con chiarezza nel Seminario della “Conference des villes historiques de la Mediterranée” (Cpvhm) che si è concluso sabato scorso a Gallipoli, proprio nel giorno del naufragio di una barca a vela su cui viaggiavano 63 migranti sugli scogli del bastione San Domenico della città salentina. Il nuovo sbarco a Gallipoli (senza vittime e con i migranti trasportati da un natante con bandiera turca, raccolti sollecitamente e condotti nel centro di accoglienza Don Tonino bello di Otranto), conferma l’attualità e l’urgenza del tema scelto per il Seminario internazionale “Programmare la pace nel Mediterraneo. Demografia e migrazioni, redistribuzione delle risorse e tutela dell’ambiente” a cui hanno partecipato 14 città dell’area, tra cui Rabat, Algeri, Malta, Sassari, Chefchaouen (Marocco), Gerico (Palestina), Nis (Serbia), Rethymnon (Grecia), Tripoli (Libano), e la città di Betlemme gemellata con Gallipoli, rappresentate dagli amministratori locali. 

Il confronto tra sindaci e professori universitari, sociologhi e giuristi che da anni collaborano con l’ “Istituto di studi e programmi per il Mediterraneo” (Isprom), è stato intenso e ricco di spunti per tenere vivi gli scambi e progetti in atto da anni. <<Bisogna fermare l’esodo dei cristiani palestinesi e aiutare il rimpatrio di quelli che sono emigrati negli ultimi anni>> ha detto Anton Salman, sindaco di Betlemme, che ha abbracciato il suo omologo di Gallipoli, Stefano Minerva, quando ha proposto l’introduzione dell’arabo come lingua ufficiale della Cpvhm, per migliorare la condivisione di documenti e programmi. Nella sala consiliare del Municipio, il sindaco della città libanese di Tripoli, Khaled Tadmori, ha ricordato la difficile situazione della sua città in cui vivono oggi 500mila abitanti e oltre 250mila profughi siriani. <<Le tensioni in tutta l’area impongono un ripensamento delle politiche frammentarie, anche nell’ottica della tutela del patrimonio artistico locale, danneggiato dagli eventi in corso>>. Valorizzare le tradizioni, i saperi e le specificità locali è il fine che si propone la creazione di una nuova piattaforma digitale <<un piccolo passo che fornisca alla rete delle città l’informazione reciproca per una migliore collaborazione>> ha detto il professor Giovanni Lobrano vicepresidente Isprom. Un osservatorio informatico da usare come una “piazza virtuale”, come una vera agorà, il luogo d’incontro per eccellenza, al centro delle città mediterranee, dove la storia degli uomini è diventata storia dell’umanità.

 
 
Miela Fagiolo D'Attilia
 
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